The Blind Side

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Sembra quasi doveroso parlare di questo film, nonostante non sia ancora uscito nei nostri cinema; un racconto biografico che va a descrivere diversi personaggi, forse per una mancanza di idee, forse per voglia di raccontare la storia di un giovanissimo campione americano, resta il fatto che “The Blind Side” narra la storia di Michael Oher, giovanissimo giocatore di football americano che ha vissuto una storia davvero difficile.
Il giovane Michael é un ragazzo di colore alto 196cm e pesa 130kg e dopo aver trascorso un’adolescenza nei dintorni di Memphis senza padre e madre, viene accudito da una ricchissima famiglia che può donargli amore e permettersi di farlo studiare e perché no, diventare un campione sportivo.

“The blind side” arriva per donare un forte senso della famiglia, per convincere che tutto é possibile se ci si crede veramente. Ciò che ha creato un po’ di polemiche negli States in un primo momento é una forte impronta politica del film, dove i bianchi sono ricchi e portatori di buoni valori pronti a insegnare la tolleranza.
Questo film é ovviamente tratto da una storia vera che ha permesso alla protagonista Sandra Bullock, di riuscire a mettersi in risalto anche in un film con impronta drammatica.

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Remember Me

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Ci troviamo a New York, precisamente a Brooklyn e corre l’anno 1991: qui una giovane 11enne assiste all’omicidio della madre per mano di due uomini, presso la fermata della metropolitana. Dopo 10 anni quella stessa bambina é una studentessa un po’ chiusa e isolata della New York University, e il suo nome é Ally (Emilie de Ravin).
La giovane si ritroverà ad essere affascinata dal giovane e ribelle Tyler (Robert Pattinson) che sta vivendo non pochi problemi in famiglia, soprattutto causati dal padre (Pierce Brosnan), spesso fin troppo assente, e dal lutto che qualche hanno prima lo ha colpito per il suicidio del fratello maggiore.
Situazioni parallelamente simili e un unico sentimento che trionfa al fine di avvicinarli, fino a quando non si presenterà un imprevisto!

Non volendo entrare nel merito di quello che accade per non togliervi la sorpresa, parliamo del regista Allen Coulter (regista di “Hollywoodland”) che vuole raccontare una storia di amore immersa in un dramma che si sviluppa con tanta lentezza, sfruttando una sceneggiatura che cade fin troppe volte nel retorico. Ritroviamo l’idolo delle ragazzine Pattinson pronto a “recitare” un ruolo che sembra essersi cucito addosso, nella speranza di diventare forse il nuovo James Dean.
Non male il colpo di scena, posto con un po’ di tradimento e con un po’ di furbizia negli ultimi 10 minuti del film, ma la storia non prende mai il via e finisce per annoiare un po’.

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A Serious Man

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Siamo davanti ad un uomo comune, un professore di fisica che insegna all’Università, il suo nome è Larry Gopnik: ha un fratello disoccupato che dorme tutto il giorno sul divano di casa, un figlio problematico e una figlia che continua a rubargli i soldi. L’uomo ha scoperto che la moglie sta per lasciarlo perché si è innamorata di un altro.
Nel momento in cui la moglie sembra pronta a farsi una nuova vita e soprattutto quando Larry rischierà di perdere la sua cattedra, vi sarà un vero cambiamento, e l’uomo deciderà di chiedere aiuto a tre rabbini.

“A serious man” è un film senza sfogo, con un significato mancante, almeno apparentemente, non spiega davvero nulla, o meglio non lo fa in maniera tradizionale. La fine stessa del film rappresenta un po’ il punto centrale della pellicola.
I Coen costruiscono ogni sequenza con una cura perfetta e il risultato di “A serious man” è straordinario, un film che ti provoca una forte morsa nello stomaco, che mantiene ben attiva la concentrazione dello spettatore.
Il film è stato inserito come commedia, c’è da dire che è un tipo di humor particolare, perché sappiate che non si riderà, a meno che non decidiate di sforzarvi nel farlo.
Per rendere maggiormente credibile il tutto, i due cineasti scelgono volti nuovi, non noti, permettendo a noi di vivere la storia nella sua totalità, senza dar troppo spazio a chi siano questi “attori” un po’ sconosciuti.

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Il mio amico Eric

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Eric è un postino, con una vita un po’ depressa a causa della moglie che ha deciso di lasciarlo, mollandolo con due figliastri che lo trattano come un cane. Anche il lavoro non va poi così bene e l’uomo trova un po’ di consolazione negli amici, con cui ha una passione in comune: il Manchester United.
Proprio quando si trova al limite, si manifesta il suo idolo del calcio, Eric Cantona, l’attaccante del Manchester, che prende vita da un poster appeso in camera sua. Solo grazie ai suoi consigli Eric potrà riprendere in mano la sua vita.

Si trattano tematiche importanti e dure, ma con uno spirito allegro, e con la voglia di mostrare che tutto può essere superato qualora lo si voglia.
Lo stesso regista Ken Loach ha una gigantesca passione per il calcio e la voglia di trasmettere la sana tifoseria che aggiunta alla solidarietà e alla passione diventano le chiavi per rendere meno oneroso il nostro vivere.
Il protagonista scelto dal regista fa tenerezza per la sua vita, per la sfortuna che lo perseguita e, sfruttando il mito della fiaba, in qualche modo lo aiuta a trovare una soluzione ricorrendo al suo eroe.
Cantona, quello vero, dà al film una marcia in più, sfodera una serie di proverbi che magari non significano nulla ma che spronano il protagonista.
Il film è divertente, semplice, fa divertire senza superficialità ed invita a prendere in mano la propria esistenza senza prendersi troppo sul serio.

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