The Hole (3D)

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L’idea regista é molto chiara: si vuole raggiungere il centro delle paure e dei segreti che caratterizzano l’animo umano, e in questo caso il regista Joe Dante vi riesce nel migliore dei modi, sfruttando anche l’aiuto delle nuove tecnologie, una su tutte é il 3D.
Il film ci mostra i fratelli Dane (Chris Massoglia) e Lucas (Nathan Gamble) pronti a scoprire, con l’aiuto della loro vicina, una grande voragine proprio nel seminterrato della loro abitazione, un grande buco destinato a liberare forze malefiche capaci di materializzare le loro peggiori paure.

Il regista, che firmò “Small soldiers”, decide di utilizzare i suoi 90 minuti di pellicola per raccontare una storia piena di omaggi e citazioni a grandi film (vi basterà vedere il diabolico pupazzo clown).
Il film nel suo totale risulta essere davvero ben costruito, con un riuscito mix tra orrore e intrattenimento per lo spettatore accompagnato e poi catapultato in un viaggio caratterizzato da mostri e tanta e tanta fantasia.
La verità però é che viene da chiedersi per quale motivo si voglia puntare sul 3D se poi ci si limita ad usarlo in pochissimi momenti del film, momenti spesso valutabili come inutili.

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E’ complicato

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Prendiamo una coppia di ex coniugi, un ipotetico lui e un’ipotetica lei: passano anni insieme dopo essersi sposati, hanno dei figli, ma lui tradisce lei, quindi il loro matrimonio felice diventa un divorzio turbolento. Nonostante tutto ciò, avere dei figli in comune comporta che sia quasi impossibile cancellare dalla propria vita qualcuno con il quale vi é stato un legame tanto forte fino a portarvi verso il matrimonio e soprattutto verso il concepimenti di bambini.
Traducendo quanto scritto, la regista Nancy Meyers (che ha anche scritto e co-prodotto il film) racconta di questa coppia di separati da anni, che per merito di una piccola scintilla, tornano ad essere più passionali e uniti che mai.

“E’ complicato”, racconta la storia da un punto di vista femminile, grazie alla protagonista di un certo calibro quale la signora Meryl Streep, dove questa donna, con l’aiuto del suo psicologo, decide di analizzare i pro e i contro di un possibile ritorno di fiamma con il suo ex marito (Alec Baldwin)
Da quel momento rivivrà di romanticismo, ma a riportarla continuamente alla realtà sarà l’uomo (Steve Martin) con il quale aveva iniziato ad uscire poco prima di perdere la testa per il suo ex.
Il cast é ottimo con i tre protagonisti tutti candidati ai Golden Globe, uniti danno il via ad una commedia con diverse occasioni di ilarità e perché no follia, tra skype e spinelli fumati dagli adulti.
Perché infondo non si é mai troppo vecchi per innamorarsi.

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Alessandra Battistini

Genitori & Figli - Agitare bene prima dell’uso

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Giovanni Veronesi torna al cinema e questa volta ci propone un tipo di storia decisamente diverso rispetto a quanto ci ha abituato: Albero (Michele Placido) é un professore d’italiano che dopo aver superato una furibonda lite con il figlio Gigio (interpretato dal figlio di Ornella Muti, Andrea Fachinetti), decide di chiedere alla sua classe di scrivere un tema che tratti della famiglia.
La storia di “Genitori & Figli - Agitare bene prima dell’uso” inizia così, poi ci accompagna nel mondo di Nina (Chiara Passarelli), pronta a raccontare di mamma e papà, coppia separata con i nomi di Luisa e Gianni, (la frizzante Luciana Littizzetto e Silvio Orlando) e del fratellino, colpito dal razzismo nonostante la sua giovane età.

E così il regista italiano dopo le sue precedenti prove in “Manuale d’amore 1 e 2″ e “Italians” decide di parlare di adulti e adolescenti, di famiglia, di un confronto particolarmente vivo e sempre particolare.
Questa commedia vuol proprio andare ad analizzare la nostra società con i suoi punti forti e deboli e lo fa con un’altra ottica e tutt’altro stile rispetto a quanto si cimenta a presentare da tempo Federico Moccia.
Ottimo il cast, dove appaiono anche Elena Sofia Ricci, Emanuele Propizio, Sergio Rubini, Valeria Solarino e Gianna Nannini pronta ad interpretare sé stessa.
Bellissima la colonna sonora che si affida sì alla Nannini, ma anche all’amatissima inglesina Lily Allen.

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Il Leone d’oro alla carriera per John Woo

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John Woo è “un cineasta che negli ultimi decenni, con la sua rivoluzionaria concezione della messa in scena e del montaggio, ha rinnovato dalle fondamenta, portandolo alla più estrema stilizzazione, il film d’azione, tanto in Asia che a Hollywood”.
Questa è la motivazione rilasciata dalla Cda della Biennale di Venezia, che annuncia la notizia della consegna del prestigioso riconoscimento del Leone d’oro durante la prossima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che sarà la 67°.
Venezia 2010 sarà quindi all’insegna del clima orientale, visto che il Leono d’oro alla carriera sarà assegnato al regista e produttore John Woo, considerato tra i maggiori innovatori del cinema.

“Nei suoi capolavori gangsteristici e bellici Woo ha saputo trasfigurare il movimento iperbolico e la violenza esasperata, attraverso un’originalissima carica poetica e romantica, sostenuta da una tensione figurativa quanto mai personale ed energica, vicina all’allucinazione surreale. L’inconfondibile cinema di Woo mescola i generi e unisce il rispetto di valori classici, come l’amicizia virile e l’onore, ai ritmi vertiginosi e alle coreografie tipiche delle arti marziali”.
Su di lui c’è molto da dire, ha iniziato a soli 23 anni facendo l’aiuto regista, fino ad arrivare agli anni 70′ quando diresse i primi lungometraggi collaborando anche con Jackie Chan.
Lui da sempre riesce ad incantare critica e pubblico, riuscendo a creare spettacolo e azione.
Tra i suoi film meglio riusciti ricordiamo “A Better Tomorrow I e II” (1986, 1987), “The Killer” (1989), “Bullet in the head” (1990) “Once a thief” (1991); poi ad Hollywood ha incantato tutti con “Face/Off” (1997), “Mission Impossible 2” (2000).

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