Chèri

Le cortigiane (prostitute d’alto borgo) all’inizio del XX secolo erano solite frequentare ed intrattenere i rampolli aristocratici nella magica Parigi. Lea De Lonval, nonostante sia ancora una donna molto affascinante, ha però deciso di abbandonare il mestiere. Arriveà Â il giorno in cui una sua rivale/collega le chiedeà Â un importante favore: “preparare” il figlio, Chèri, alla vita da adulto.
Tra i due nasce però una forte passione, che si trasformeà Â in una duratura relazione amorosa.
Stephen Frears, regista inglese, una decina di anni fa mise in scena “Le Relazioni Pericolose” di Pierre Choderlos de Laclos; ora è la volta di due libri della scrittrice Colette, “Cherì” e “La fin de Cherì”. Deciso nel suo progetto ha deciso di affidarsi allo stesso sceneggiatore di allora e soprattutto ha voluto richiamare con sè la bella Michelle Pfeiffer, che già  aveva lavorato con lui nel 1988, affidandole proprio un ruolo non troppo dissimile da quello che nelle “Relazioni Pericolose” fu della bravissima Glenn Close.
Così la donna sfrutteà Â la propria bellezza e avvenenza, senza tralasciare l’intelligenza, per migliorare la propria “professione”. Il film è intelligente e presenta questo forte scontro generazionale. Azzeccata la ricostruzione degli ambienti, la Parigi di inizio secolo scorso, sospesa tra l’antico e lo stile liberty che si impone. Ottima anche la colonna sonora che svolge al meglio il suo lavoro accompagnando degnamente le scene. Il film è leggero, ma raffinato e nonostante il tema trattato, non troppo impegntivo.

