Archive for Aprile, 2009

Fast and Furious - Solo parti originali

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Sono trascorsi 8 anni da quando l’ex galeotto Dominic Toretto (Vin Diesel) ha varcato in macchina la frontiera messicana, scegliendo un’esistenza da fuggitivo. Si ritrova arenato in una capanna su una spiaggia della Repubblica Dominicana in una condizione di fuga perenne; con lui c’è Letty (Michelle Rodriguez), l’unica persona importante del suo passato. Non è facile rifarsi una vita se le autorità ti stanno col fiato sul collo. Per la tragica scomparsa di qualcuno che ama, deve fare rientro a Los Angeles; qui Dom riprende la sua contesa con l’agente Brian O’Conner (Paul Walker).
Entrambi si trovano a confrontarsi con un nemico comune, così Dom e Brian devono cedere e fidarsi a malincuore l’uno dell’altro.
Quando Dom, sua sorella Mia (Jordana Brewster) e Brian rinsaldano i legami di famiglia che erano stati spezzati tanto tempo prima, gli improbabili alleati si ritrovano a doversi misurare l’uno con l’altro in una gara che li porta a spingersi oltre ogni limite.

Si comincia con un serrato inseguimento ai danni di un camion che trasporta carburante nella Repubblica Dominicana, mentre ritroviamo in scena sia Vin Diesel che Michelle Rodriguez di nuovo protagonisti di quel “Fast & furious” (2001) diretto da Rob Cohen.
La formula del film è ben nota, ormai stanca e ripetitiva, perfino le frenetiche e turbolente sequenze delle gare finiscono per apparire noiose.

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CHE - L’Argentino

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Il regista Steven Soderbergh ha presentato a Cannes Che, il film che unisce le due pellicole “The Argentine” e “Guerrilla” in un unico film che sarà distribuito in Italia da BIM diviso in due parti.
Sette anni passati a ricercare informazioni sulla vita e la morte di Ernesto Guevara (Benicio Del Toro), detto il “Che”; la prima parte inizia il 26 novembre del 1956 quando Fidel Castro salpò verso Cuba con un’ottantina di ribelli: tra loro Guevara, un medico argentino idealista, intenzionato a far cadere la dittatura di Batista.
Nel 1959 Cuba sarà nelle loro mani e Guevara guadagnerà la fama di grande combattente e l’appellativo di “comandante”. Tra flashback e flashforward, in cui si assiste al consolidamento dei principi della guerriglia del Che.
Passiamo alla seconda parte, dopo la rivoluzione cubana, quando il Che ricompare in Bolivia, nel 1967, dopo un lungo periodo di assenza, e cerca di organizzare una grande rivoluzione sudamericana, che lo condurrà alla morte per mano delle truppe del Presidente Barrientos, tradito anche da una popolazione locale che lo sente come uno straniero.

Non è un documentario, non si può neppure definire un’opera agiografica. Lo scopo di Steven Soderbergh è di renderci l’immagine a tutto tondo del Che, in un lavoro che si perde per strada ed finiesce per essere discontinuo per l’intensità.
La prima parte definisce il crearsi di una leggenda, di un eroe dell’immaginario collettivo carismatico e colto; è forse la parte più incisiva. La seconda parte è meno riuscita, lenta e noiosa, quando voleva essere in realtà riflessiva e “umana”.
Difficile che un uomo come quello rappresentato da Steven Soderbergh potesse sollevare e infiammare gli animi di un popolo.

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Mostri contro Alieni

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Il 3D è sempre più di moda. Jeffrey Katzenberg, uno dei creatori della Dreamworks e da oltre 20anni punto di riferimento del cinema d’animazione statunitense, vuole portare la gente fuori da casa per gustarsi un film, il tutto per combattere l’illegalità. Il 3D del 2009 è ben diverso, digitale e ben più preciso e definito rispetto a quelli del passato.
Mostri contro Alieni è il primo di una serie di produzioni caratterizzata da un omaggio verso il cinema horror degli anni ‘50.
Risulta soprattutto un insieme di citazioni: senza dubbio divertenti per chi sa riconoscerle, anonime per tanti altri. La storia forse non ha tanto da dire: abbiamo il concetto della diversità della protagonista Susan (chiamata più volte “La sposa” strizzando l’occhio a Tarantino e al suo “Kill Bill”), l’epocale scontro tra i mostri “umani” (chiamati a difendere la terra) e gli alieni invasori si risolve in un paio di scene d’azione avvincenti.
Susan viene catturata e rinchiusa per poi conoscere un eterogeneo gruppo di mostri, anche loro prigionieri del governo. I mostri vengono chiamati in azione quando un misterioso robot alieno atterra sulla Terra e inizia a seminare il panico. In un momento di disperazione, il Presidente viene persuaso a reclutare lo stravagante gruppo di Mostri per combattere contro il robot alieno e salvare il mondo da un’imminente distruzione.

Non abbiate fretta di abbandonare la sala alla fine del film, perchè dopo i titoli di coda, una piccola sorpresa premierà i più pazienti!

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Duplicity

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Ci troviamo davanti a due spie che lottano su fronti opposti di una battaglia aziendale e, ovviamente, si imbarcano in una storia d’amore clandestina. A questo punto il pensiero è solo uno: fidarsi o non fidarsi?
Il funzionario della CIA Claire Stenwick (Julia Roberts) e l’agente dei servizi segreti britannici Ray Koval (Clive Owen) abbandonano il mondo dei servizi segreti governativi per speculare su una guerra fredda dai profitti esorbitanti che infuria tra due multinazionali rivali. La loro missione è quella di entrare in possesso della formula di un prodotto che farà la fortuna della società che lo brevetterà per primo. Per Claire e Ray il segreto più difficile da custodire è l’attrazione che provano l’una per l’altro.

E’ curiosa l’idea che in un mondo globalizzato esistano multinazionali in possesso di servizi di spionaggio e veri e propri agenti segreti pronti a tutto.
Dopo Closer, Clive Owen e Julia Roberts tornano nuovamente insieme come amanti clandestini in una storia di spionaggio che dovrebbe essere piena di mistero, sottile ironia e maldestro romanticismo. Alla sceneggiatura, scritta dal regista Tony Gilroy, manca qualcosa, quel carisma in più.
Il rapporto fra la due spie viene spiegato e rispiegato con una serie di flashback lunghi e ripetitivi. Buono il cast, ma resta l’amaro in bocca per una storia che avrebbe potuto lasciare qualcosa in più. Il finale di Duplicity “a sorpresa”, risulta debole.

Duplicity

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