Archive for Aprile, 2009

Houdini - L’ultimo mago

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Harry Houdini non è mai stato un uomo qualsiasi, fu uno dei più importanti dello spettacolo d’inizio ventesimo secolo. Non ha nulla a che fare con le classiche icone del giorno d’oggi. Grande merito va alla sua ineguagliata abilità nel fuggire da qualsiasi costrizione fisica, lui che era prima di tutto immigrato da Budapest, in cerca di ricchezza e popolarità negli Stati Uniti; il classico “american dream” di tante persone con le radici oltreoceano che lo hanno preso come un esempio.
Houdini - l’ultimo mago prende in considerazione un aspetto piuttosto intimo del suo percorso: quello di non aver saputo dar peso alle ultime parole che la madre gli disse prima della sua stessa morte. A questo punto Harry Houdini (Guy Pearce) decide di offrire un premio di 10,000 dollari a chiunque possa metterlo in contatto con la madre dall’oltretomba. L’incontro con una donna (Catherine Zeta-Jones) e sua figlia, “accusate” di possedere poteri paranormali, diventa per lui l’occasione per riprendere possesso della sua vita, dei suoi piaceri, delle sue emozioni e dell’amore.

Il film dell’australiana Gillian Armstrong si dedica più all’aspetto personale della sua storia; la vicenda intima del protagonista segue uno sviluppo narrativo piuttosto convenzionale, un mix standard tra dramma personale e amore impossibile.
Forse l’intento non è riuscito nel migliore dei modi, alla fine il film resta fin troppo anonimo, nonostante la stessa regista si attendesse di suscitare emozioni e significati importanti.

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Earth - La nostra terra

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Earth è un progetto maestoso, una coproduzione internazionale realizzata dalla BBC come primo film della Disneynature: 40 troupe, in 200 location sparse tra 26 Stati, per 1.000 ore di riprese in alta definizione e qualità.
La voce narrante ci porta dall’Artico ai Tropici, percorrendo un ciclo completo di stagioni a partire da gennaio, dall’oceano al deserto (1/3 della superficie del Pianeta, in espansione) passando per la foresta pluviale, che ospita più della metà delle specie vegetali e animali. Attraverso i diversi panorami possiamo vivere nell’aurora australe, gli spostamenti dei ghiacci (che si sciolgono sempre prima a causa dell’effetto serra) e delle nuvole, la rotazione delle costellazioni e la nascita e lo sviluppo di piante, foglie e fiori.

Protagonisti del film sono le mandrie, gli stormi, i banchi, i predatori e ci permette di focalizzarci sulle migrazioni, soffermandoci da vicino sulle sorti di alcune famigliole di orsi, elefanti e balene.
I momenti tesi per le lotte tra cacciatori e prede, si alternano a momenti divertenti, dolci vedendo la nascita di cuccioli.

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Disastro a Hollywood

Disastro a Hollywood

Tutto ha inizio con il romanzo di Art Limson “What Just Happened: Amare dal fronte di Hollywood”, da cui poi è stato tratto Disastro a Hollywood che si presenta come una commedia irriverente sullo sfondo dello star system americano.
Ben (De Niro) è un produttore cinematografico che, a causa dell’imminente presentazione di un suo film alla Mostra del cinema di Cannes, vive 2 settimane infernali. Non solo deve vedersela con un regista troppo artista per essere compreso, ma anche con una una moglie traditrice ed un attore che non vuole tagliarsi la barba per interpretare il suo prossimo film. Bei problemi insomma!

Il regista Barry Levinson vuole proporre il meccanismo narrativo del cinema dentro il cinema. Prima di questa, Levinson ha presentato sceneggiature di successo come “Good Morning Vietnam” e “La tempesta perfetta”, invece ora non ci presenta una pellicola particolarmente originale. Le varie trovate comiche, come la stessa scena del funerale o i momenti in cui gli attori interpretano loro stessi, in realtà sanno molto di già visto. Bravissimi gli attori, forse vale la pena vedere il film effettivamente solo per loro. Sean Penn e Bruce Willis nei panni di loro stessi appaiono divertiti come in poche altre occasioni. Robert De Niro lascia il segno, firma una delle sue migliori interpretazioni in un film spassoso, ma a conti fatti piuttosto scontato.

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Questione di cuore

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Questione di cuore è il nuovo film di Francesca Archibugi.
I protagonisti del film sono Alberto e Angelo non hanno nulla in comune. Alberto (Kim Rossi Stuart) è uno sceneggiatore di successo, proveniente dal nord Italia, mentre Angelo (Antonio Albanese) è un carrozziere romano verace, coniugato e con due figli, il terzo in arrivo. Il destino vuole che una notte il loro cuore si blocchi, attaccato da un infarto; i due si trovano vicini di letto nel reparto di terapia intensiva di un’ospedale romano, e si conoscono. Si ritrovano a fianco a fianco in rianimazione; l’infarto ravvicinato li rende chiacchieroni, amici contro ogni credibilità.

Questo è un film molto delicato sull’amicizia, sul senso della vita. Ci sono elementi di commedia ed il cammeo di Carlo Verdone (nella parte di se stesso) è il più divertente del film.
Per tutta la durata del film stesso si mantiene un equilibrio rarissimo e lodevole, non si tratta di una classica commediaccia italiana, anzi. Il cast è ottimo, oltre ad Albanese e Kim Rossi Stuart, si distinguono Francesca Inaudi e Micaela Ramazzotti.
Il grande merito della Archibugi è quello di dirigere gli attori, qualità molto rara nel cinema italiano; la regista sa creare tra l’altro un ottimo equilibrio tra esigenze registiche ed esuberanza attoriale.

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