Archive for Marzo, 2009

Gli amici del Bar Margherita

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Siamo a Bologna e corre l’anno 1954: troviamo Taddeo (Pierpaolo Zizzi), un ragazzo di 18 anni che sogna di diventare un frequentatore del mitico Bar Margherita che si trova proprio sotto i portici davanti a casa sua. Trovando uno stratagemma, il giovane diventa l’autista personale di Al (Diego Abatantuono), l’uomo più carismatico e più misterioso del quartiere.
Attraverso la sua protezione, Taddeo riuscirà ad essere testimone delle avventure di Bep (Neri Marcorè), innamorato della entreneuse Marcella (Laura Chiatti), delle peripezie di Gian (Fabio De Luigi), delle follie di Manuelo (Luigi Lo Cascio), delle cattiverie di Zanchi (Claudio Botosso) e delle stranezze di Sarti (Gianni Ippoliti).
Ma alla fine Taddeo, soprannominato da tutti “Coso”, ce la farà ad essere considerato uno del Bar Margherita?

Perchè segliere Bologna? Per raccontare la città con uno sguardo al passato. Gli amici del Bar Margherita è il nuovo film di Pupi Avati, dove il regista decide di fare un viaggio a ritroso in un periodo in cui la ‘cultura del bar’ era la prospettiva da cui i giovani, inondati di attese per uno sconfinato futuro, guardavano il mondo.

”L’elemento centrale del film è lo sguardo dei giovani di allora, molto diverso da quello di oggi. Oggi i giovani sono molto considerati, sono l’ago della bilancia. Allora invece eravamo esclusi, totalmente penalizzati e vivevamo nell’indifferenza totale. Il che puo’ essere anche un grandissimo privilegio“, spiega il regista.
Il film uscirà nelle sale il 3 aprile.

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Diverso da chi?

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Piero (Luca Argentero) è un brillante 35enne gay. E’ fidanzato con Remo (Filippo Nigro) e vive in una città del nord-est Italia.
Desideroso di dimostrare a tutti il “diritto alla diversità”, decide di partecipare alle primarie del centrosinistra e, per una serie di eventi e tra i pregiudizi degli avversari, le vince e si trova ad essere candidato sindaco.
Può un gay diventare sindaco nel “profondo nord”? Gli affiancano una vice, Adele (Claudia Gerini), una moderata di ferro, simbolo vivente dei valori tradizionali conosciuta come “la furia centrista”. (Non vi ricorda una nuova Binetti?)
Piero e Adele litigano su tutto, è compito di Remo, romantico conoscitore di donne, fornire al compagno consigli su come ingraziarsi la donna.
E proprio da questo momento, le cose cambiano: il gay convinto e la moderata precipitano in una relazione segreta che va contro i loro valori, le loro identità, la loro linea politica.
Piero è confuso, ormai è diventato un simbolo del movimento gay: che cosa fare ora? Cosa penserà la gente, i suoi elettori? Come dirlo a Remo?

Questo film, prima regia di Umberto Carteni, sfruttando questo titolo vuole ribadire che l’amore non ha limiti né convenzioni.
“Diverso da chi” è una commedia carina, ricca di satira in quella che consideriamo la sua prima parte. Lo sceneggiatore Fabio Bonifacci e il regista Carteni, raccontano una vicenda ad alto rischio banalità, data la delicatezza del tema.
Il cast è brillante: Luca Argentero, Claudia Gerini e Filippo Nigro si confermano tre bravissimi attori e tutti e tre per ragioni diverse.
“Diverso da chi?” tratta una tematica importante per il nostro Paese, senza scadere in considerazioni ovvie e riesce ad intrattenere il pubblico.

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Gran Torino

Gran Torino

Gira che ti rigira il signor Clint Eastwood, pilastro del cinema americano ed internazionale, non sbaglia un colpo.
Provando a ridimensionare tutto, possiamo dire che il periodo fortunato è iniziato dal 2003 con “Mystic River”; dopo questo sono poi arrivati ben 5 film (una media di un film all’anno) che avevano in comune una storia drammatica che mostrava i lati oscuri del genere umano.
Gran Torino sfrutta questa caratteristica, forse in modo più imponente rispetto agli altri.
Per chi di voi non lo sapesse o ricordasse, “Gran Torino” è un modello sportivo di un auto prodotta dalla Ford nei primi anni ’70 che il nostro protagonista, Walt Kowalski (Clint Eastwood) custodisce nel suo garage da più di trent’anni senza utilizzarla.
Walt, in seguito alla morte della moglie, trascorre i suoi pomeriggi assieme alla vecchia cagnetta, i suoi rapporti con i vicini ed i figli non sono idilliaci.
Il mondo per Walt è solo un grande buco ricco di “topi” da criticare. Vive in un quartiere popolato proprio da coreani, dove si sta scatenando una sfida tra bande rivali.
Quando le schermaglie arrivano ad interessare il suo vicino di casa, nonostante il tentativo di rubargli la sua Ford Gran Torino del 1972, Kowalski interviene in sua difesa, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.

Il film è stato girato a Detroit; il regista e attore americano torna alle tematiche della colpa e del perdono proprio come in quel Mystic River.Eastwood legge la sceneggiatura che fa di Walt il perno centrale della narrazione.

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LIVE! Ascolti record al primo colpo

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In questo film si parla di televisione e di reality, quale argomento può essere più attuale di questo?
Come dice il poster, ci sono sei concorrenti nelle mani di una roulette russa: uno è destinato a morire, gli altri cinque saranno ricoperti di soldi. Questo il concept di “Live!”, immaginario show diretto dal due volte premio Oscar (per due cortometraggi-documentari: “You don’t have to Die” del 1989 e “Twin Towers” del 2003) Bill Guttentag.

Live! racconta la storia della dirigente televisiva Katy Courbet (Eva Mendes) e del programma televisivo di maggior successo nella storia della televisione americana. Ossessionata dagli indici di ascolto e dalla competizione con gli altri network sul terreno dei reality show, Katy Courbet concepisce il reality più estremo mai pensato prima: il gioco della roulette russa in prima serata.
Live! nasce con l’obiettivo di scandalizzare, di far riflettere.
Per dare realismo al tutto, Guttentag decide per l’approccio documentaristico: camera a mano, occhio di un regista-cameramen vedibile.

La domanda che dobbiamo porci è solo una: dove arriva il cinismo dei produttori del piccolo schermo per raccogliere audience e introiti pubblicitari e, soprattutto, quanto può diventare morboso il pubblico?

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