Archive for Febbraio, 2009

Speciale Oscar: Penn e Winslet trionfano su tutti!

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Sean Penn ha conquistato tutti ed ha ottenuto l’Oscar come miglior attore per il film Milk di Gus Van Sant.
Kate Winslet ha scalzato “Lady Oscar” Meryl Streep ed ha vinto l’Oscar come miglior attrice per “The Reader”.
Incetta di premi per il film The Millionaire: tra gli altri il premio è anche andato a Danny Boyle come miglior regista per lo stesso film.
Questi sono solo alcuni dei premi cinematografici assegnati a Los Angeles, presso il Kodak Theater.
The Millionaire ha vinto l’Oscar come miglior film. A Penelope Cruz, Oscar per il ruolo di attrice non protagonista nel film “Vicky, Cristina Barcelona”.

Resta a bocca asciutta il signor Brad Pitt ed il suo “Il curioso caso di Benjamin Button” diretto da David Fincher; il film aveva ricevuto ben 13 nomination, ma è stato scalzato in ogni categoria importante, riuscendo a mettere mano solo su tre statuette, tutte per premi “minori”.
La verità è che dopo la super cerimonia di ieri sera, non si fa altro che parlare del successone “The millionaire” di Danny Boyle, già trionfatore ai Golden Globe, con una vittoria di otto statuette su 10 nomination (tra cui miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, suono, montaggio, colonna sonora e miglior canzone originale).

Tra gli attori, c’è chi sperava nella vittoria del talentuoso Sean Penn in “Milk”, ma la sua vittoria ha comunque creato grande sorpresa, soprattutto perchè ha avuto la meglio sul favorito Mickey Rourke in “The wrestler“.
Sono state confermate tutte le voci: è stato assegnato un Oscar postumo a Heath Ledger, invocato un po’ da tutti sin dall’uscita de “Il cavaliere oscuro”.

Felicità ovvia per l’ex passeggera e protagonista de “Titanic”, Kate Winslet che alla sesta nomination, è riuscita finalmente a portare a casa la statuetta più ambita battendo sul filo di lana la regina di Hollywood, Meryl Streep.

Ha creato particolare commozione il premio particolare assegnato a Jerry Lewis, che ha ricevuto il premio umanitario Jean Hersholt (Jean Hersholt Humanitarian Award), una particolare categoria di Oscar assegnata periodicamente ad un personaggio che si è distinto nel mondo del sociale.

Bride Wars - La mia migliore nemica

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Prendiamo due donne: la bionda è Liv (Kate Hudson) è un avvocato di successo abituata ad ottenere tutto ciò che vuole, mentre la bruna è Emma (Anne Hathaway), un insegnante che si è sempre presa cura degli altri ma non altrettanto di se stessa.
Le due sono amiche del cuore dall’infanzia, ed insieme hanno pianificato nei minimi particolari i rispettivi matrimoni. Ora, entrambe 26enni, sono pronte a fare il grande passo e realizzare il loro sogno e di vivere per sempre felici e contente. O forse no?
Amiche del cuore sì, ma fino al momento in cui, a causa di un errore, si crea una sovrapposizione di date: il giorno del matrimonio, presso il lussuosissimo Plaza Hotel di New York, è lo stesso per entrambe!
Inizia una vera e propria guerra tra le due: Liv, da perfezionista quale è non si accontenterà di un semplice matrimonio, ed Emma scoprirà dentro di sè un lato vendicativo e crudele.

Il conflitto di pura follia pre matimoniale è targato 20th Century-Fox.
Conflitto che guarda in realtà i legami particolarmente duraturi e speciali per cercare di dimostrare quella che sia la vera importanza nell’avere vicino l’unica che veramente ci conosce bene.
Il regista Gary Winick (autore del delizioso “30 anni in un secondo” del 2004) si appoggia ad una sceneggiatura ricca di luoghi comuni e sfrutta una brillante colonna sonora.
Ottimo il lavoro della figlia d’arte, Kate Hudson.

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Il curioso caso di Benjamin Button

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“Sono nato in circostanze particolari”.

Così inizia “Il curioso caso di Benjamin Button”, adattato da un racconto degli anni ‘20 di Francis Scott Fitzgerald (decisamente non uguale al libro), su un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario: un uomo come tutti noi, incapace di fermare il tempo. Da New Orleans alla fine della Prima Guerra mondiale nel 1918, fino al XXI secolo, in un percorso insolito come può essere la vita di ognuno, il film è lo straordinario racconto di un uomo non così comune e delle persone e dei luoghi che scopre lungo il percorso, gli amori che trova e che perde, le gioie della vita e la tristezza della morte e quello che resta oltre il tempo.

“Se io potessi vivere nuovamente la mia vita,
nella prossima cercherei di commettere più errori.”

Queste sono solo due righe di “Se io potessi”, poesia di Jorge Luis Borges, ed è questo il concetto al centro del film, e cioè la vita.
Che tema semplice giusto? In fondo ogni film, a modo suo, parla di vita: ogni storia di un personaggio è si un percorso individuale, ma segna anche l’unione di eventi, fatti, accadimenti, emozioni e ragionamenti.
Quella di Benjamin potrebbe essere una vita da dover vivere sempre ai margini, dove potersi nascondere dagli occhi di tutti proprio per questa sua diversità. E perché mai dovrebbe?
Lui vive esattamente al contrario: è consapevole che niente gli verrà precluso, né l’amore, né l’amicizia, né l’avventura. In fondo non vi sono ostacoli nella vita se non li vogliamo vedere o porre a tutti i costi.
Benjamin Button diventa così una sorta di angelo che non ha bisogno di parole per illuminare gli altri, ma a cui basta esserci per dimostrare da dove nasca la felicità.

La crescita di un amore fatto di affinità elettive, come quello tra Benjamin e Daisy, è costruito con abili giochi di luce, con inquadrature tanto intime, quanto mai invasive o ambigue. Non è solo lo straordinario trucco sul viso di Brad Pitt (per il quale è stato utilizzato un innovativo sistema di motion capture), ma tutto il film trasuda la volontà di ragionare sul rapporto tra cinema e cronologia (si veda ad esempio la ricostruzione dell’incidente di Daisy).

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La commedia inizia mostrando le realtà di sei diverse coppie: baci, dichiarazioni d’amore eterno e longevo.
Tecnicamente il film inizia nel modo in cui le commedie romantiche finiscono, per tradizione!
Ma questi amori durano meno di quanto i protagonisti si aspettassero: troviamo sulla via del divorzio Filippo (Vincenzo Salemme) e Caterina (Nancy Brilli) in lotta per non avere l’affidamento dei figli; poi è il turno di Loredana (Carla Signoris) e Luca (Silvio Orlando), il quale ricomincia a cinquant’anni suonati una vita da ragazzino.
C’è anche Sergio (Claudio Bisio), libero dalla ex moglie Michela (Elena Sofia Ricci), che deve fare il padre di due adolescenti complicate; Paolo (Fabio De Luigi), continuamente minacciato da Davide (Alessandro Gassman), geloso ex della fidanzata Monique (Cécile Cassel), e i giovani Marc (Malik Zidi) e Giulia (Cristiana Capotondi), residenti a Parigi ma che finiscono per vivere un rischioso rapporto a distanza quando lei viene trasferita per lavoro in Nuova Zelanda.
In fine c’è Don Lorenzo (Flavio Insinna) che si trova a dover sposare la sua storica ex Elisa (Claudia Gerini) a Corrado (Gianmarco Tognazzi).

Il regista Fausto Brizzi, reduce dai due “Notte prima degli esami”, si butta su un genere di film che si ispira allo stile inglese di “Love actually-L’amore davvero” di Richard Curtis.

La sceneggiatura, creata dallo stesso Brizzi insieme ai fidi Marco Martani e Massimiliano Bruno, è buona e costruita per un cast pronto a darle vita.
Due ore di visione che corrono velocemente grazie al lavoro di regia e anche ad una colonna sonora azzeccata (Biagio Antonacci, Franco Battiato e Calling).
Un ricordo va al bellissimo “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi e alla fine dominano le emozioni che scaldano il cuore.

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