Dal 7 maggio 1824, giorno in cui fu eseguita a Vienna la prima della Nona sinfonia di Beethoven, è cambiata la storia della musica. All’anteprima, a Roma, di “Lezione Ventuno“, il film di Alessandro Baricco nei cinema dal 17 ottobre, lo scrittore ha spiegato che da quella data “e’ nata la divaricazione tra musica classica e musica leggera: una ferita che non si e’ mai chiusa”. Cosi’, proprio alla “Nona”, Baricco ha voluto dedicare una pellicola, prodotta da Fandango e Rai Cinema, “che - ha sottolineato il neo-regista - e’ lo sguardo luminoso di chi sente che la musica e’ qualcosa di festivo, e’ sempre divertimento”. Ecco allora un film che ha per protagonisti Beethoven, la “Nona”, la musica in genere ma anche la giovinezza, la vecchiaia, la bellezza e la creatività. Baricco intreccia, tra sogno e realta’, le vicende di un violinista appassionato (che sara’ sepolto con il suo strumento in mano tanto lo teneva stretto al momento della morte) e un adorato professore che si divertiva a scardinare le grandi opere, fossero la “Nona” di Beethoven o l’ “Ulisse” di Joyce, tutte ritenute dall’accademico “sopravvalutate”. Al patchwork concorrono pure un paese accerchiato dalla neve, popolato da strani personaggi, la genesi della Sinfonia e l’accoglienza ricevuta dal pubblico dell’epoca. “La struttura del film - ha spiegato Baricco - e’ abbastanza acrobatica. A me diverte molto, quando scrivo libri, intrecciare le storie: penso sia una forma di artigianato tutta particolare, dove si possono raggiungere vette di raffinatezze quasi libidinose. Nel cinema e’ un po’ piu’ rischioso fare acrobazie del genere: non sai fino a dove il pubblico e’ disposto a seguirti”. La struttura del film spiega anche il titolo, “Lezione Ventuno”, che e’ la ricostruzione della lezione (cosi’ come l’hanno tramandata gli appunti e i ricordi dei suoi studenti) in cui il professor Mondrian Killroy “smontava” il capolavoro beethoveniano con una cura particolare nello smascherare l’Inno alla gioia.